Nuovo Piano Socio Sanitario: vuoto e dannoso

Vago, e senza indicazioni specifiche per la realizzazione concreta dei principi, alcuni da respingere, enunciati: questo è il giudizio che mi sento di dare al nuovo piano socio sanitario. Nella sessantina di pagine di presentazione e nella cinquantina di schede illustrative annesse sono contenute tante parole e pochissime indicazioni puntuali che non dettagliano la generica impostazione fornita.

Le scelte disomogenee adottate circa il riconoscimento di area disagiata per preservare l’ospedale di Pergola e non quello di Sassocorvaro o Cagli, oltre alla disputa sull’elezione di strutture di eccellenza (secondo livello) nel pesarese piuttosto che nel maceratese o addirittura non concederne alcuna a protezione della realtà anconetana, stanno dividendo i territori, sulla pelle dei cittadini, senza peraltro affrontare i veri problemi generali della gestione sanitaria regionale, caratterizzata da insostenibili oneri economici per la mobilità passiva extraregionale per oltre il 50% imputabile a servizi di complessità bassa e medio-bassa.

Il piano tenta di individuare alcune azioni necessarie nel settore dell’assistenza territoriale, rimarcando per contro la grave attuale insufficienza dei servizi distrettuali e domiciliari ad oggi erogati, che provocano il sovraccarico di alcune strutture sanitarie, come quella di Urbino, privata dei precedenti filtri zonali costituiti dagli ex ospedali di Sassocorvaro, Fossombrone e Cagli ormai spogliati di reparti ospedalieri, sottoutilizzati, e recepiti dalla popolazione come strutture non in grado di assicurare i servizi basilari a loro necessari.

Le ripercussioni del nuovo piano sanitario sull’ospedale di Urbino saranno le stesse che registriamo negativamente negli ultimi anni: pronto soccorso congestionato senza il necessario sbocco del reparto di medicina di urgenza che da anni non si è in grado di attivare (pur avendo nominato il personale responsabile), medicina in costante overbooking costretta a cercare posti letto all’interno degli altri reparti, medici che arrivano in Urbino e la lasciano dopo poco tempo perché constatano la difficoltà di fare carriera e si scontrano un una gestione non ottimale, elefantiasi amministrativa e nanismo tecnico-operativo che costringe il personale a sovraccarico di lavoro e alle famose riduzioni festive dei posti letto nei reparti, incompleta applicazione della normativa nazionale e regionale in materia di gestione del rischio sanitario che genera eccessivi contenziosi legali.

Il Movimento 5 Stelle a tutti i livelli contesta e contrasta da sempre la linea sanitaria della giunta Ceriscioli, ed alla luce di questo inutile nuovo piano sanitario proseguirà con forza a contrapporsi, proponendo la propria visione di sanità pubblica, distribuita sul territorio, che preveda la ristrutturazione delle realtà esistenti senza ricorrere a nuove troppo costose ed accentratrici strutture provinciali, che spinge sul deciso potenziamento dei servizi distrettuali e domiciliari, centrati sulla gestione delle cronicità e sulla prevenzione diffusa.

Ecco l’articolo apparso sulla stampa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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